L'ovile del padrone

scritto da Insideyou
Scritto 6 anni fa • Pubblicato 13 ore fa • Revisionato 13 ore fa
0 0 0

Autore del testo

Immagine di Insideyou
Autore del testo Insideyou

Testo: L'ovile del padrone
di Insideyou

Era questa la sua mente: grovigli di pensiero che si accavallavano gli uni sugli altri; sequenze di immagini senza nessuna attinenza tra loro; delusioni, tristezze e sofferenze che si muovevano in successione con qualche istante di pausa; una frenesia inarrestabile che lo dilaniava nell'essere sempre occupato; delle costanti pulsioni che lo tentavano sistematicamente e quegli indomabili desideri astutamente modellati apparentemente per premiarlo, che lo tenevano in scacco durante quella reiterazione schematica ed aberrante che era diventata la costante morte giornaliera del suo vivere.

Talvolta evadeva da tutto ciò buttandosi in un film, ascoltando della musica, mettendosi a dipingere, abbandonandosi al fumo, all'alcool o alla perversione; spesso cercava il rifugio di qualcuno con cui parlare, ma la meccanicità aveva stuprato a tal punto quella mente, che paradossalmente sentiva la necessità di ricadere in quella follia abituale, altrimenti si sentiva perduto ed in disagio con sé stesso.

Che cos'è il passato?
Noi diciamo che il passato è ciò che è accaduto.
Una serie di eventi in successione, accumulati ed addensati in un contenitore, che chiamiamo memoria, costituiscono le impronte di ciò che un tempo è avvenuto, peraltro fortemente confuse, disomogenee ed incomplete.

Se ci osserviamo attentamente, non è difficile scoprire che l'interpretazione parziale e limitata del presente, nel momento in cui avviene, forma proprio il passato che si trattiene e si addensa come tempo, ad una conoscenza pregressa.

Quindi il passato non esiste oggettivamente, se non c'è una memoria che lo rievochi attraverso il riconoscimento di simboli, immagini, sequenze di pensiero o espressioni materiali che derivano dallo scibile che reagisce allo stimolo dei sensi. Potremo dire che gli effetti degli eventi, gli accaduti, riscontrabili dal visto, dagli scritti, dai segni, dalle parole di altri o dai resti, sono una prova del passato che in un dato momento è successo sotto forma di un dato avvenimento, ma quello stesso vedere, è ancora una interpretazione di colui che misura, che accumula, che divide, che riconosce e che descrive, muovendosi da quello stesso sfondo che lo pone in essere.

Passato e memoria appaiono dunque inseparabili e questo pone un interessante interrogativo: colui che allora cerca nella memoria, che fruga, che riconosce, che trova e poi indica, che descrive e manifesta l'accaduto presupponendo che egli adesso ne è invece separato perché si trova nell'accadere, è estraneo a quella memoria stessa che lo direziona?

Colui che dice che un tempo è accaduto questo o quello, asserendo che ora è passato, lo dice da un punto esterno a ciò che riconosce alla fine essere in lui stesso, ovvero dalle sue reminiscenze?

Oppure è egli stesso un movimento di quella memoria?
Una sua espressione, una reazione al visto che accende quelle associazioni, quelle sequele e quei ricordi?

Non è forse colui che parla, che riconosce e che si riconosce dalle esperienze, che presume di essere l'orizzonte degli eventi, il movimento stesso di quel nucleo in espansione, che è di fatto la conoscenza?

Allora è anche egli stesso il passato, un tratto che è scaturito dalle tante interpretazioni trattenute dell'accadere, un riflesso ed un eccellente strumento di quella memoria che necessita di addensarsi, di proteggersi, di reiterarsi nell'interpretare e riconoscere il visto, proprio attraverso lui, per rendersi reale, stabile, sicura di sé e non finire mai in quel nulla, ove non avrebbe più movimento temporale e materiale che la faccia esistere.

Rimase sbigottito nell'ascoltare quella percezione. Quella vastità lo aveva devastato, riducendolo al silenzio della resa incondizionata dinnanzi al cospetto della verità. Non c'era niente attorno a sé, dentro sé e aldilà di sé: una leggerezza lo aveva sospinto in una dimensione in cui non c'era nulla che potesse riconoscere, compreso egli stesso. Socchiuse gli occhi ed in baleno tutto finì: si alzò di scatto, non era pronto per tutto questo; l'abitudine, lo ricondusse nuovamente all'ovile del suo padrone.

L'ovile del padrone testo di Insideyou
1

Suggeriti da Insideyou


Alcuni articoli dal suo scaffale
Vai allo scaffale di Insideyou